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SYNKRONIZED ep#1 By Marco Ferretti

today28 Febbraio 2021 50 1

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Syncronized by Marco Ferretti in onda il lunedì alle 20 (replica giovedì ore 8 + podcast)

Reazionari, fascisti, qualunquisti. I poliziotteschi, o polizieschi all’italiana, in voga a metà degli anni Settanta sono stati tra i film maggiormente disprezzati dalla critica cinematografica, nonostante i ragguardevoli riscontri al botteghino. L’apologia della violenza, il rifiuto dell’ordinamento giuridico, la giustizia sommaria. Tematiche indigeste ai più e già proprie di modelli a stelle e strisce come, ad esempio, “Bullit” (1968), “Il Braccio Violento Della Legge” (1971), “Shaft” (1971) o “Serpico” (1973). Esplicite, però, le differenze stilistiche con generi coevi quali il poliziesco e il noir.

 
I giustizieri e i vendicatori sono, infatti, intransigenti tutori della legge di realtà urbane, o ‘città violente’, degradate e nella morsa di malviventi senza scrupoli, autori di rapine, pestaggi, sequestri, omicidi ai danni di onesti cittadini che, talvolta, ‘si ribellano’, agendo in prima persona mutuando metodologie criminali e subendo le sanzioni delle forze dell’ordine. Le trame delle pellicole erano, non a caso, ispirate da fatti di cronaca nera – è il caso del c.d. golpe Borghese, dell’omicidio Calabresi o del massacro del Circeo – sviluppati in chiave enfatica, se non demagogica.
Le gesta di quei poliziotti e commissari anarcoidi, incompresi dai propri superiori e, soprattutto, di ‘ferro’, sono commentate dalle musiche trascritte su spartiti in bianco e nero da celebri e non compositori tricolori che, a prescindere dalla diversa formazione, dimostrano sia un’incredibile capacità di adattamento a generi diversi – dalla commedia al western, senza dimenticare i film di spionaggio, quelli pruriginosi e i mondo movie – che un coraggioso sperimentalismo di soluzioni sonore, disallineate rispetto la tradizione classica, in scia al funk e al jazz d’oltreoceano.
I registi hanno affidato alla musica un ruolo chiave nel quadro dei loro originali registri narrativo: il suo compito è quello di caratterizzare in maniera forte le vicende di quegli eroi, antagonisti e ribelli di celluloide in scia a ritmi, in misura maggiore, concitati e sonorità accattivanti, ironiche, misteriose, inclini a una contaminazione senza fini con altri stili, dal rock all’elettronica. Groove e psichedelia, il clavinet, le percussioni e gli ottoni. Franco Micalizzi, i fratelli Guido & Maurizio De Angelis e Stelvio Cipriani gli ‘specialisti’ di tali partiture, al centro di una ‘riscoperta’.
 
La lista degli artisti che hanno contribuito in piccolo o in grande al successo dei poliziotteschi è, però, lunghissima. È, infatti, possibile riscontrare superlativi contributi dei veri e propri titani della musica applicata quali Armando Trovaioli, Ennio Morricone, Francesco De Masi, Riz Ortolani e Piero Piccioni, così come brani tanto validi quanto per lungometraggi iconici a cura di compositori meno ‘chiacchierati’ quali Albert Verrecchia, Franco Campanino, Gianni Marchetti, Luciano Michelini e Paolo Vasile. Tutti in grado di sedurre un pubblico di ascoltatori senza età.
 
Vasto ed eterogeneo il repertorio, in cui figurano anche un gruppo quale gli Osanna, autore della colonna sonora di un cult del filone, “Milano Calibro 9” (1973). Un’altra band, i Goblin, firma, invece, quelle di “Squadra Antimafia” (1978) e di “Squadra Antigangsters” (1979), ovvero il terzo e il quarto capitolo della saga diretta da Bruno Corbucci e interpretata da Tomas Milian nei panni dell’ispettore anticonformista Nico Giraldi, ex ladro dai modi rozzi e dedito al turpiloquio, simbolo dell’avvenuta ‘deriva’ del poliziottesco, ormai ibridatosi con altri generi, commedia in testa.
 
È l’inizio della fine. L’intensa stagione del poliziottesco, un fenomeno che ha ‘toccato’ da vicino praticamente gran parte delle città dello Stivale, si conclude all’alba degli anni Ottanta. Il progressivo declino del cinema italiano coinciderà, sul piano musicale, con l’accantonamento delle grandi orchestre a favore di strumenti elettronici, cruciali per commentare le immagini di horror e post-apocalittici, due brevi e redditizi filoni. Gli ultimi in cui si cimenteranno alcuni degli illustri reduci delle decadi precedenti, sia dietro la cinepresa che ‘armati’ di fogli pentagrammati.
 

Scritto da: wp_281934

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